Sette domande a Maurizio Borelli

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Maurizio, Stilema ha festeggiato quest’anno 42 anni di attività. Perché questo nome e quale il vostro iniziale core business?

Il nome Stilema ci è molto piaciuto perché, pur finendo con la lettera ‘a’ è un sostantivo maschile, che oltretutto viene usato per identificare uno stile e il nostro scopo era proprio quello di crearne uno nostro in un’attività che, inizialmente, ci ha visti specializzarci nella produzione in Italia di borse di ogni genere in materiali diversi dalla pelle, quindi dall’ecopelle ai tessuti.

La vostra attività si è ampliata ma anche trasformata negli anni da un punto di vista produttivo, in funzione dell’esplosione del mercato cinese su cui vi siete appoggiati senza perdere in alcun modo la vostra identità di stile. Come avete vinto questa difficile sfida?

Con il passare degli anni una clientela ancor più esigente pretendeva oggetti di qualità a prezzi sempre più competitivi di quanto non si riuscisse ad ottenere con una produzione fatta in Italia, per cui è nata la necessità di realizzare la nostra produzione in Cina.

Questa decisione mi sento di definirla quasi antesignana, perché negli anni 80′ parlare di Cina poteva sembrare un azzardo nell’ottica di offrire un prodotto di qualità e di buon gusto, ma il nostro impegno è stato quello di fare una lunga selezione tra tantissime fabbriche, per trovare quelle che ci potessero garantire un prodotto coerente con il nostro stile.

E’ stata naturalmente una sfida molto lunga e impegnativa vinta grazie a una nostra personale presenza per settimane e mesi sul territorio cinese, accompagnati anche da tecnici specializzati, per trasmettere ai produttori locali da noi scelti il concetto del controllo di qualità, diventato negli anni indispensabile per le aziende per cui lavoriamo, detentrici di grandi marchi.

Come è nata l’idea di sviluppare all’interno di Stilema, dal 2017, una sezione totalmente dedicata al packaging di lusso?

La nostra attività è sempre stata orientata sulla produzione produzione di borse in tessuto, che di fatto sono anche contenitori, per cui abbiamo pensato di aumentare le nostre bocche di fuoco affiancando a queste anche le scatole in carta che sono abbastanza collegate al nostro packaging in tessuto, e in tal modo siamo riusciti ad entrare in contatto con settori merceologici diversi da quelli a cui eravamo abituati, in particolare cosmetica e profumeria, come su tutti quelli della vendita dei gioielli e dei prodotti alimentari di alto valore.

Quali sono i vostri maggiori plus nel packaging di lusso e quali i prodotti su cui maggiormente puntate?

Fermo restando l’ultraquarantennale esperienza di cui siamo in possesso, la nostra forza sta in una continua ricerca nell’ambito di tutti i materiali che usiamo per le nostre produzioni, sia per i tessuti cercando di trovare soluzioni sempre più particolari a costi non esagerati, che per la carta con la stessa logica, al fine di lasciare l’impronta del nostro stile in tutto quello che proponiamo e poi facciamo produrre.

E’ certamente una sfida continua, giorno dopo giorno, perché nel 2025 andare in Cina a trovare fabbriche che realizzano produzioni di qualità non è più un problema come un tempo, e a tal proposito ci sono fiere quali quelle di Hong Kong e Canton dove espongono tutte le migliori, ma la differenza va fatta sulla ricerca e lo sviluppo di soluzioni sempre più ricercate e innovative.

Come garantite standard di qualità elevati e coerenti nei vostri stabilimenti cinesi, soprattutto nel segmento del lusso?

Garantiamo sempre il massimo della qualità nelle fabbriche cinesi tramite una nostra presenza costante diretta, nel senso che ci avvaliamo di nostro personale diretto sul territorio 365 giorni all’anno, ma naturalmente utilizziamo pure enti internazionali certificati che possano controllare tutte le varie fasi del processo produttivo, da quella iniziale relativa alla materia prima sino alla verifica conclusiva del prodotto finito con la successiva spedizione verso l’Italia.

Come siete organizzati rispetto alla crescente attenzione verso la sostenibilità?

L’attenzione verso la sostenibilità è sicuramente sempre più spasmodica, specie in funzione della richiesta generalizzata da parte di tutte le aziende europee molto sensibili a questo aspetto, per cui già da qualche anno siamo riusciti ad ottenere importanti certificazioni attestanti il nostro impegno verso tale direzione, quali su tutte nell’ambito della produzione di scatole in cartone, quella idonea ad utilizzare il marchio ‘FSC’, certificazione che permette di risalire fino alla pianta che è stata tagliata per realizzare la carta.

Quali sono le vostre principali sfide per il futuro nel comparto del packaging di lusso?

Quando si sviluppano nuovi progetti ci vogliono alcuni anni per consolidarsi e rendere perfette tutte le varie fasi del processo produttivo, dal progetto alla realizzazione, ma riteniamo adesso di avere raggiunto la necessaria esperienza anche in tale comparto del packaging di lusso, per iniziare ad affacciarci sul mercato europeo dopo il successo avuto in quello italiano che, peraltro, è uno dei più difficili a livello mondiale per l’enorme gusto e tradizione che ci appartiene.

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